
Premi e classifiche: quanto bene fanno al
mondo del vino?
(agosto 2001)
Anche nel mondo del vino, come in qualunque altro campo nel quale
esista comparazione di prodotti, vige la legge delle classifiche.
Praticamente non esiste guida, rivista o manifestazione vitivinicola
che non decreti i propri campioni, i migliori. Forse l'esempio più
rappresentativo è l'assegnazione dei famosi "Tre Bicchieri"
del Gambero Rosso, autentica boa di riferimento per migliaia di
appassionati italiani. A questo proposito vi ranccontiamo una storia
realmente accaduta.
Qualche anno fa, sugli scaffali di un supermercato c'erano alcune
bottiglie di un vino rosso romagnolo (oggi assurto agli onori della
cronaca, ma a quel tempo...) in vendita a circa 25.000 lire: un
prezzo esorbitante per la maggioranza dei bevitori italiani, difatti
tutte le bottiglie sono rimaste lì, in bella vista per diversi
mesi. Arrivò l'autunno e con esso la pubblicazione dei "Tre
Bicchieri" sul Gambero Rosso di novembre. Nel giro di una settimana
quelle bottiglie sparirono dagli scaffali! Quel vino aveva ricevuto
l'ambito premio, e quello che prima era un semplice vino a 25.000
lire è diventato l'oggetto del desiderio di schiere di appassionati.
Questo ci porta a trarre alcune conclusioni: Le guide vengono lette
e tenute in considerazione. I premi hanno un forte potere incentivante
all'acquisto.
Ora la prima questione che si pone è: Quanto sono attendibili
le guide? E quanto sono meritate le assegnazioni dei premi? Riteniamo
però che questo in realtà sia un falso problema. Nessuno
può razionalmente pensare che esistano giudizi infallibili
e assoluti, tantopiù se si parla di questioni di gusto. L'attendibilità,
in questo caso, è semplicemente un parametro non misurabile.
La vera questione è un'altra: è giusto assegnare
premi e stilare classifiche? E' giusto, non è giusto.
Perché è giusto
Non esiste uomo al mondo che possa conoscere e degustare tutti
i vini prodotti. Ecco a cosa servono le guide: c'è qualcuno
che si prende la briga di assaggiare enormi quantità di bottiglie
diverse e ci fa sapere quali sono le caratteristiche di ciascuna.
Tuttavia nessuno, o pochi, dispongono del tempo e della voglia per
leggere diligentemente migliaia di recensioni ordinate dalla A alla
Z per scoprire qual'è il vino più appetibile. Ecco
a cosa servono i premi e le classifiche: c'è qualcuno che
ha scremato la massa per noi e ci informa che questo vino è
straordinario e quello è meglio di quell'altro.
E' peraltro giusto che le aziende che lavorano sulla qualità,
che fanno investimenti e che si impegnano per raggiungere certi
risultati, ricevano una attestazione degli obiettivi perseguiti.
Perché non è giusto
Premiare un vino significa sancire la sua entrata nell'Olimpo dell'enologia,
e con esso l'azienda che lo ha prodotto e l'enologo che lo ha creato.
Spesso questo produce come primo risultato un'impennata paurosa
del prezzo di quel vino, e forse di tutti i vini dell'azienda. Di
chi è la colpa? Dei produttori? Dei venditori? Di chi continua
a comprarlo facendo il loro gioco? (Ma questa è un'altra
questione, della quale presto parleremo in queste pagine!). Comunque
sia, bisogna sperare che il proprio vino preferito non venga mai
premiato!
E i vini che non vincono? Quelli arrivati dietro nella degustazione
cieca? Giaciono mesti nel limbo dei vini "normali", nella
speranza che qualche vero intenditore si accorga di loro, loro che
forse sono stati declassati per pochi centesimi di gusto. Ma cos'è
un centesimo di gusto quando fra un assaggiatore e l'altro può
esserci uno svarione di 10 o 15 punti? (Anche questa è un'altra
questione della quale ci piacerebbe parlare...).
In conclusione
Non si può negare che premi e classifiche abbiano un forte
effetto sul mercato del vino, evidenziando lati positivi, ma anche
molti lati negativi. Sembra chiaro però che gli aspetti negativi
siano provocati non dalle classifiche in sé, bensì
dalla strumentalizzazione che ne viene fatta. Purtroppo però
non è facile cambiare il mondo del commercio. Spetta all'appassionato
agire con criterio, muoversi con intelligenza, scegliere con astuzia,
evitare le trappole. A volte questo può significare seguire
la propria coscienza rifuitandosi di acquistare un vino dal prezzo
troppo "lievitato". Le guide sono importanti, ma non sono
un oracolo. Devono servire come indicazione, come uno strumento
grazie al quale possiamo imparare a conoscere il mondo del vino,
ma senza dimenticare che questo non può avvenire senza la
pratica personale. Ci sono migliaia di aziende e vini straordinari
che non compaiono nelle guide.
Infine non dimentichiamo che lo scopo ultimo della nostra passione
non è quello di giudicare il vino, ma è quello di
godere del vino, e ciò non può prescindere dal cibo
e dalla compagnia. Difficilmente troveremo tutto questo in una classifica.
Buon bere a tutti!
S. G.
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